24 Stops: un percorso tra arte e natura dalla Svizzera alla Germania

Michela Pesenti / 19 agosto 2016 / Stili e Novità

Ventiquattro “fermate artistiche” tra Svizzera e Germania, un itinerario di 24 tappe tra natura e arte è questo 24 Stops, il progetto dell’artista tedesco Tobias Rehberger che ha creato diverse installazioni lungo la Rehberger-Weg, percorso che si snoda tra Riehen, in Svizzera e Weil am Rhein, in Germania, tra la Fondazione Beyeler e il Vitra Campus.

Cinque chilometri costellati da vigneti, campi, frutteti, boschi dove è possibile imbattersi in diverse e bizzarre installazioni: gabbie per uccelli appese, campane, nidi, trespoli giganti, fontane, orologi a cucù e tutto ciò che la creatività dell’artista ha plasmato e creato per questa esperienza fuori dal comune.

La passeggiata, della durata complessiva di circa un’ora e mezza, parte da Berower Park, dove si trova la Fondazione Beyeler disegnata da Renzo Piano, per poi proseguire attraverso il villaggio di Riehen e fare tappa ai bagni Naturband, progettati dagli architetti svizzeri Herzog & de Meuron, dove l’artista ha installato un gigantesco orologio.

 

 

Pittura, scultura, design, grafica e architettura, nell’opera di Tobias Rehberger si fondono con la cultura locale e il paesaggio naturale, in un progetto che, come ha dichiarato l’autore, «unisce geograficamente due ‘punti nevralgici’ del mondo dell’arte. Lungo il percorso l‘opera d’arte si fa oggetto funzionale, e alcuni oggetti funzionali diventano opere d’arte. Il meraviglioso paesaggio e la vicinanza alla natura completano un’esperienza unica».

Superato il confine e approdati sul versante tedesco, 24 Stops condurrà escursionisti e appassionati di architettura e arte sino al famoso Vitra Campus.

L’ex sede dell’azienda svizzera che produce mobili vanta anche una storia curiosa: è stata ricostruita dopo l’incendio del 1981 dall’architetto inglese Nicholas Grimshaw, a cui nel 1986 si aggiunse l’opera del portoghese Alvaro Siza che progettò un nuovo stabilimento produttivo. Grimshaw e Siza sono solo due dei grandi nomi che hanno firmato il Vitra Campus: nel 1989 toccò infatti a Frank Gehry aggiungere la sua impronta con l’edificazione di una nuova struttura oltre al Vitra Design Museum; mentre nel 1993 Zaha Hadid realizzò la caserma dei pompieri, che oggi ospita una collezione di sedie del museo, e Tadao Ando un padiglione per le conferenze. Nel 1994 poi Alvaro Siza aggiunse uno shop building, seguito nel 2000 dalla hall per congressi, la cupola geodetica che Richard Buckminster Fuller aveva fatto costruire nel 1975, e nel 2003 dalla stazione di servizio progettata nel 1953 da Jean Prouvé e qui ricostruita. Nel 2016 infine l’ultimo tassello con la realizzazione del nuovo padiglione Schaudepot, firmato Herzog & de Meuron, nato per conservare e mostrare al pubblico circa 430 pezzi di spicco della collezione di design del Vitra Design Museum, tra le più importanti a livello mondiale con circa 7mila mobili, oltre 1000 lampade, e migliaia di documenti e lasciti di celebri designer.

 

 

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