L’architetto indiano Balkrishna Doshi Premio Pritzker 2018

Michela Pesenti / 16 marzo 2018 / Stili e Novità

Parla indiano quest’anno il famoso Pritzker Prize: il “Nobel” dell’architettura è stato assegnato nei giorni scorsi all’architetto Balkrishna Doshi, primo progettista indiano a ricevere questo prezioso riconoscimento. Premiato dalla giuria per essere riuscito con la sua attività a combinare in maniera significativa “talento e dedizione contribuendo al progresso dell’umanità e dell’ambiente costruito”, Doshi vanta una carriera lunga oltre 70 anni che lo ha visto impegnato principalmente nel campo dell’architettura residenziale sociale e in particolare in progetti di case a basso costo in quartieri e città povere o disagiate.

 

Nato a Pune nel 1927, Doshi studiò a Bombay per poi trasferirsi in Europa dove conobbe Le Corbusier e con cui lavorò per quattro anni a Parigi per poi tornare in India con lui per seguire i lavori realizzati dal maestro francese a Chandigarh, la nuova capitale del Punjab, e Ahmedabad, tra i quali l’edificio per la Mill Owner’s Association Building e la Shodhan House. Nel 1962 Doshi ad Ahmedabad incontrò un’altra figura importante dell’architettura mondiale, Louis Kahn, con cui collaborò per la realizzazione dell’Indian Institute of Management, dando vita a una collaborazione decennale che portò Kahn a essere docente nella locale scuola di architettura fondata da Doshi nel 1966. Molto importante, accanto all’attività di progettazione, l’attività didattica che ha visto l’architetto indiano impegnato nella fondazione di diverse istituzioni come la Scuola di Architettura di Ahmedabad, la School of Planning e il Centre for Environmental Planning and Technology.

 

Le prime opere di Doshi hanno molti riferimenti agli insegnamenti dei due grandi maestri, mentre successivamente nelle sue opere l’influenza di Le Corbusier e Louis Kahn, ravvisabile soprattutto nelle costruzioni possenti in cemento faccia a vista, ha lasciato il posto a una crescente comprensione e apprezzamento per l’architettura indiana tradizionale. Doshi ha sviluppato un proprio linguaggio architettonico in armonia con la storia, la cultura e le tradizioni locali della sua India; tra i suoi progetti più famosi ci sono il Tagore Memorial Hall di Ahmedabad e il quartiere residenziale di Aranya, un grande complesso di case che può ospitare fino a 80mila persone nella città di Indore.

 

«Influenzato dalle lezioni degli architetti occidentali che l’hanno preceduto – si legge nelle motivazioni del Pritzker – ha forgiato la sua visione artistica con una profonda riverenza per la vita, la cultura orientale e la forza della natura per creare un’architettura personale, intrecciata con immagini, suoni e ricordi del suo passato. Insieme a un profondo rispetto per la storia e la cultura indiana, tutti gli elementi della sua giovinezza – ricordi di santuari, templi e strade affollate ma anche profumi di lacca e legno del laboratorio di mobili del nonno – trovano modo di esprimersi nella sua architettura».

 

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