Cinque scenari futuri per gli scali ferroviari di Milano

Michela Pesenti / 17 giugno 2017 / Stili e Novità

C’è chi ha immaginato un sistema continuo di parchi e giardini, legati tra loro da corridoi verdi realizzati sulle fasce di rispetto dei binari, chi disegna i sette scali come “broli”, aree verdi su cui costruire la riforma urbana di Milano, chi pensa che ognuno di essi debba essere visto come una microcittà, e chi immagina un ruolo centrale dell’acqua nello sviluppo del territorio. Cinque diversi scenari immaginati da altrettanti studi internazionali per i sette scali ferroviari dismessi del capoluogo lombardo – Farini, Porta Genova, Porta Romana, Lambrate, Greco, Rogoredo e San Cristoforo -. I team guidati da Stefano Boeri, Francine Houben, Benedetta Tagliabue, Ma Yansong e Cino Zucchi  hanno provato a immaginare come potrebbero diventare gli scali, offrendo le loro idee e le loro diverse filosofie di lavoro; per ora si tratta solo dei contributi allo sviluppo di un accordo per il recupero degli scali ferroviari e alla futura realizzazione del progetto definitivo. Modi diversi di interpretare la Milano di domani, ma con alcuni punti di convergenza: le esigenze di verde pubblico, housing sociale e mobilità sostenibile, oltre all’opportunità di valorizzare gli spazi per i giovani e per lo sport.

Il team capitanato da Cino Zucchi immagina gli scali come luoghi ospitali della nuova città: sette “broli”, sette nuovi parchi per Milano capaci di connettere parti di città separate, con nuovi servizi e spazi aperti di qualità. Per Zucchi lo scalo Farini potrà diventare un grande parco dai percorsi sinuosi con passerelle pedonali che scavalcano la ferrovia, Porta Romana un vasto prato in pendenza aperto verso la Fondazione Prada e una piazza-mercato tra la stazione ferroviaria e il capolinea dei bus, mentre Lambrate un grande crescent verd.

 

Nella visione progettuale elaborata dall’architetto di Pechino Ma Yansong di Mad Architects il tema della rigenerazione urbana gioca un ruolo chiave: ogni singolo scalo rappresenta nella sua unicità l’occasione per creare delle micro-città in grado di relazionarsi a tematiche specifiche. Così vengono proposte cinque diverse dimensioni urbane: la città della connessione, un sistema che prende in considerazione l’importanza della ricucitura del contesto urbano attraverso una mobilità sostenibile che parte dalla piccola scala (piste ciclabili, percorsi cittadini, filari alberati e aree a traffico limitato) fino ad arrivare a reti di trasporto infrastrutturale e di lunga percorrenza. Poi, la città del verde fatta di parchi, giardini, piazze, filari di alberi, corridoi ecologici, corsi d’acqua che si insediano nella rigenerazione degli ex scali diventando l’ossatura su cui si innestano le idee progettuali. Terza dimensione la città del vivere per potenziare il mix sociale e per generare nuove relazioni multiculturali. Quarta, la città della cultura per costruire un contesto innovativo e multiculturale. Infine, la città dell’economia per potenziare l’offerta lavorativa esistente e per creare nuove occasioni di sperimentazione, fornendo ai giovani un contesto urbano competitivo che si relaziona con le principali capitali europee.

Il team di Mecanoo, guidato Francine Houben, ha invece puntato sulla trasformazione degli scali in chiave di cambiamento radicale della mobilità urbana. Una visione di città che si fonda su cinque principi. Il primo riguarda lo scalo come catalizzatore di vita sostenibile, in cui lo scalo stesso si trasforma in hub intermodale della mobilità senza autovetture private. Il secondo prevede che l’area attorno allo scalo diventi una zona chiusa al traffico urbano, mentre il terzo principio presuppone che la circle line sia un luogo capace di connettere e non di dividere, con una ferrovia integrata al tessuto urbano. Il quarto vuole fare di Milano una città inclusiva e accessibile, dotata di una mobilità intermodale e condivisa, edifici ad alta densità, a prezzi accessibili, a uso misto, raggruppati attorno agli hub della mobilità, con spazi attraenti e sicuri per i giovani e i residenti di seconda generazione. Infine, l’ultimo principio base vede gli scali come landmark della mobilità lungo la circle line.

La visione di Milano di Benedetta Tagliabue (Embt) e del team Miralles punta sull’acqua, che sarà il veicolo per l’intero processo di rigenerazione: l’elemento che riconnetterà città, natura e storia e renderà il contesto urbano un luogo più confortevole e felice. Sette aree con una propria identità, che si affiancherà alla parola scalo. Farini sarà quindi lo scalo dell’acqua: qui i tracciati del Naviglio preesistente permetteranno di disegnare nuovi canali. Porta Genova sarà lo scalo della creatività, accogliendo attività legate ai Navigli, alla Darsena e al quartiere Tortona. San Cristoforo sarà lo scalo dell’AgriCultura: un grande giardino botanico svolgerà un’importante funzione didattica. Lo scalo di Greco-Breda sarà un centro attrattivo e ludico, lo scalo della luce per il quale il team Embt propone passerelle pedonali a diverse quote che diventeranno installazioni luminose a grande scala, con spettacoli temporanei e permanenti dell’arte delle luminarie. Infine, Porta Romana diventerà lo scalo dell’innovazione, in cui potrebbero insediarsi giovani imprese e start-up, in edifici dotati di spazi flessibili, luminosi e sostenibili. Rogoredo sarà lo scalo dei giovani dove le nuove generazioni avranno possibilità di incontro e saranno invitate a esprimersi per creare cose nuove e positive. Lambrate, infine, sarà lo scalo del design: un edificio simbolico fornirà gli spazi per iniziative di associazioni e Comune.

Un Fiume Verde per Milano: il team coordinato da Stefano Boeri ha proposto un progetto di riforestazione urbana che punta a realizzare sul 90% dei sette scali un sistema continuo di parchi, boschi, oasi, frutteti e giardini a uso pubblico, legati tra loro da corridoi verdi e ciclabili realizzati sulle fasce di rispetto dei binari ferroviari. Per l’architetto milanese, nel rimanente 10% si potranno costruire bordi urbani ad alta densità, in grado di ospitare le attività che oggi mancano nei quartieri di Milano: residenze e spazi di studio e laboratori per i giovani, servizi culturali e di assistenza al cittadino (biblioteche, ambulatori, asili), oltre che edilizia sociale e di mercato.Per ogni scalo è stato immaginato uno scenario diverso. Lo scalo Farini potrebbe in futuro ospitare una superficie verde di 550mila metri quadrati; lo scalo di Porta Romana potrà diventare invece un’area dedicata ad Arboretum (170mila mq), un grande inventario a cielo aperto delle specie vegetali lombarde; a Rogoredo potranno trovare spazio un frutteto antico e e un istituto di ricerca; mentre Porta Genova  sarà la sede di un grande sistema di nuovi orti urbani in collegamento con il Parco Sud.

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