Dopo Expo: numeri, premi e futuro dei padiglioni

Francesca Negri / 4 novembre 2015 / Stili e Novità

Il dopo Expo: tornelli vuoti, Cardo e Decumano deserti. Sabato 31 ottobre, dopo sei mesi, è calato il sipario su Expo 2015. L’Esposizione universale di Milano ha chiuso i battenti da pochi giorni con numeri da record che hanno superato le aspettative. 21,5 milioni visitatori che dal primo maggio hanno varcato i cancelli dell’area espositiva di Rho, con uno scarto di 1,5 milioni sulla cifra prospettata dal commissario Sala all’inizio della manifestazione. 6,5 milioni gli stranieri che hanno ammirato i 53 padiglioni costruiti dai diversi paesi (con un + 13 che supera il record di Shanghai), più di 2 milioni gli studenti in visita, mentre il numero di lavoratori assunti ha raggiunto quota 20 mila a cui si aggiungono gli 8mila volontari che hanno operato a titolo gratuito sul sito espositivo. L’Africa il continente più rappresentato con ben 39 paesi presenti, di cui però pochissimi premiati.

I padiglioni premiati

Le lunghe ore di attesa hanno decretato, soprattutto negli ultimi due mesi, le preferenze del pubblico, in coda anche sette ore per varcare la soglia dei padiglioni più acclamati che hanno incuriosito migliaia di persone. In molti casi il gusto del pubblico è coinciso con i riconoscimenti assegnati dal Bie (Bureau International des Exposition), che ha premiato i padiglioni più belli, raggruppandoli in tre categorie: cluster, padiglioni sotto e sopra i 2mila mq. Tra i cluster si aggiudicano la medaglia d’oro il Montenegro per gli allestimenti interni e l’Algeria per lo sviluppo del tema, mentre l’argento e il bronzo vanno rispettivamente a Venezuela-Gabon e Cambogia-Mauritania. Per quanto riguarda i padiglioni più piccoli nella categoria allestimenti interni vince l’Austria, seguita da Iran ed Estonia; la Santa Sede si aggiudica l’oro per lo sviluppo del tema, precedendo Principato di Monaco e Irlanda. Dal punto di vista architettonico sul gradino più alto sale l’alveare della Gran Bretagna, seguito da Cile e Repubblica Ceca. Tra i big vincono il gettonatissimo Giappone (allestimenti interni), la Germania (sviluppo del tema) e la Francia (architettura), lasciandosi alle spalle padiglioni come Corea, Russia, Angola, Kazakistan, Bahrain e Cina, che conquistano comunque il podio.

Il dopo Expo: il futuro dei padiglioni

Che fine faranno tutte queste meraviglie architettoniche? Iniziato lo smantellamento del sito, fatta eccezione per Palazzo Italia, Albero della Vita e Padiglione Zero che rimarranno in loco, tutto il resto della struttura subirà un nuovo destino. I diciannove container del Principato di Monaco, ad esempio, saranno riutilizzati in Burkina Faso come sede operativa della Croce Rossa locale, mentre le piante della foresta dell’Austria saranno destinate ad un’area boschiva nei dintorni di Bolzano. Da torri deposito a serre urbane: le quattro torri della Svizzera diventeranno serre urbane nei cantoni elvetici. La grande sfera dell’Azerbaigian verrà rimontata così come è nella capitale del paese, Baku, dove diventerà un centro dedicato alla biodiversità, mentre l’avveniristico padiglione degli Emirati Arabi sarà collocato a Masdar City, la prima città del mondo a emissioni zero. Arte e arredo urbano: queste le destinazioni dei padiglioni di Gran Bretagna ed Estonia che diverranno sculture ed elementi decorativi per le proprie città; andranno invece all’asta le componenti dei padiglioni di Brasile e Belgio.

Da Milano a Dubai: il passaggio del testimone

Per prendere parte ad una nuova esposizione universale bisognerà attendere il 20 ottobre 2020, giorno di inaugurazione di Expo Dubai che ruoterà attorno al tema “Unire le menti, creare il futuro” per esplorare i nuovi percorsi di sviluppo e innovazione che mobiliteranno tutti i partecipanti su sfide condivise. Se non volete attendere il 2020, potrete volare in Turchia, ad Antalya, dove nell’ottobre del 2016 andrà in scena un’ Expo a tema green, classificata tra le esposizioni internazionali ortoculturali e dedicata al tema “Fiori e bambini”. Si parlerà invece di energia del futuro in Kazakistan nel 2017 con l’Esposizione internazionale di Astana, con più di cento paesi alle prese con riduzioni delle emessioni ed efficienza energetica.

 

 

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