Quando l’architettura fa discutere

Michela Pesenti / 24 giugno 2016 / Stili e Novità

Si sa, a volte l’architettura fa discutere: non tutte le opere realizzate dalle grandi archistar o dagli studi più importanti incontrano il gusto del grande pubblico. Capita spesso che alcuni edifici, diventati poi delle vere e proprie icone, non suscitino entusiasmo ma al contrario siano oggetto di aspre critiche. Siete curiosi di scoprire quali delle innumerevoli opere costruite in tutto il mondo dividano il giudizio del pubblico? Noi ve ne raccontiamo nove.

Partiamo dall’Australia con la Sidney Opera House, struttura simbolo della metropoli, proclamata nel 2007 patrimonio dell’Unesco ma criticata al momento della sua realizzazione. L’operato dell’architetto danese Jørn Utzon sollevò più di una perplessità per i costi dell’opera, i cui lavori vennero poi affidati all’architetto australiano Peter Hall, sforando così i tempi e il budget previsto con ben 102 milioni di dollari spesi complessivamente.

 

In Europa, fra le strutture più discusse c’è la Sagrada Familia, il capolavoro di Antoni Gaudì. Inizialmente i lavori erano stati affidati all’architetto Francesc del Villar ma a seguito di alcuni disaccordi, vennero assegnati a Gaudì, il quale ci lavorò per quasi 40 anni, a partire dal 1883. L’opera, ancora incompleta, ha suscitato nel corso degli anni un acceso confronto che ha coinvolto, tra i tanti, anche gli architetti Le Corbusier e Alvar Aalto, secondo cui era necessario modernizzare i disegni di Gaudì ormai vecchi.

 

Spostandoci in Francia, ecco un’altra opera duramente contestata, stiamo parlando della famosissima Tour Eiffel di Parigi. L’architettura della torre, subito dopo la sua installazione, fu duramente criticata con l’accusa di deturpare il paesaggio della città. Diversi i soprannomi e le etichette che le furono affibbiate: da “lampione” a “ciminiera”, passando per “tragica, orribile e mostruosa”. E pensare che oggi è una delle attrazioni turistiche che richiamano da ogni parte del mondo milioni di turisti pronti ad ammirarla.

 

Attraversando la Manica e arrivando a Londra, ecco il 20 Fenchurch Street, meglio conosciuto da tutti come Walkie Talkie, grattacielo dalle pareti di vetro leggermente concave progettato dall’architetto uruguaino Rafael Viñoly Beceiro. La sua struttura curvilinea, a detta di molti, lo renderebbe simile a un palloncino gonfiato sul punto di scoppiare, a questo si aggiunge poi il fatto che le pareti avrebbero la tendenza a potenziare il riflesso del sole deformando così alcuni oggetti al suolo.

 

Assomiglia a un alveare la National Library di Pristina, in Kosovo, realizzata dall’architetto croato Andrija Mutnjaković. Un’architettura dal design innovativo con 99 cupole di vetro, tutte diverse, e dalla facciate ricoperte di rete metallica: una struttura all’avanguardia che però non è stata decisamente apprezzata dai residenti della capitale del Kosovo.

 

Volando dall’altra parte dell’oceano, negli Stati Uniti, troviamo invece il Portland Building, di Michael Graves. Costruito nel 1980 l’edificio è una delle più grandi strutture postmoderne del mondo ed è il simbolo architettonico della città. Commissionato dal comune di Portland come edificio civile, è stato al centro di aspre discussioni, non riscuotendo consenso presso i cittadini con le sue maestose colonne rosse, alternate a piccole finestre oscuranti.

 

Insolito e originale è anche il Markel Building, una delle costruzioni che più hanno sollevato polemiche. L’opera ammirabile a Richmond, in Virginia, negli Stati Uniti, è frutto del genio creativo di Haig Jamgochian, architetto americano che ha dichiarato di aver tratto ispirazione per la sua opera da una patata al forno servitagli durante una cena presso l’Istituto Americano di Architettura.

 

Il ROM, Royal Ontario Museum a Toronto, in Canada, da molti considerato anche uno degli edifici più brutti del mondo, ha sollevato numerose polemiche sin dalla sua apertura, avvenuta nel giugno 2007 dopo lunghi lavori di ristrutturazione. Oppressivo, angustiante e infernale sono alcuni degli aggettivi utilizzati per etichettarlo, mentre dall’altro lato invece, c’è chi continua a considerarlo come un grandioso monumento di architettura.

 

In Brasile, a Rio de Janeiro, sorge invece il Petrobras Headquarters a opera di Roberto Luís Gandolfi. Alcuni critici hanno paragonato l’edificio, a causa del gioco tra pieni e vuoti, a una sorta di incrocio fra una costruzione Lego e una struttura penitenziaria.

 

E voi, cosa ne pensate? Siete d’accordo con i detrattori di queste opere oppure ne apprezzate le architetture?

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