Quando l’architettura si veste di bianco

Michela Pesenti / 14 ottobre 2015 / Stili e Novità

Tutte le sfumature del bianco: da Seul, a Mosca, da Shanghai a Milano, passando per il Belgio e la Francia, il trend attuale nel mondo dell’architettura sembra proprio essere l’uso di questo colore.

In realtà non si tratta proprio di una novità, semmai di una riconferma dell’importanza e della centralità di questa tonalità nel mondo delle costruzioni, basti pensare al Guggenheim di New York, vero e proprio gioiello dell’architettura contemporanea, oppure alle innumerevoli opere di Le Corbusier, Richard Meier o Calatrava, archistar che dell’uso del bianco hanno fatto la propria bandiera e il proprio marchio di fabbrica.

Nomi autorevoli e illustri a cui si aggiungono quelli di Christian de Portzamparc, Zaha Hadid, Michele Molè e gli architetti degli studi Peripherique, dmvA, Gmp e Bergmeinsterwolf, anch’essi affascinati dalla purezza di una nuance che nella sua semplicità e candore calamita l’attenzione e cattura lo sguardo dello spettatore.

I petali bianchi di Christian de Portzamparc
Inaugurato nel 2015, il flagship store di Christian Dior, situato nel quartiere Gangnam-gu di Seul, è una candida e imponente scultura che l’architetto francese Christian de Portzamparc ha progettato per celebrare la rinomata casa di moda.
«Volevo che la costruzione rappresentasse Dior e il suo lavoro. Così ho voluto che le superfici fossero fluide come se fatte del tipico tessuto di cotone bianco del couturier. Queste superfici, che svettano verso il cielo e ondeggiano come se fossero in movimento, sono costituite da grandi elementi sagomati in fibra di vetro, montati insieme con precisione aeronautica».

Il genio di Zaha Hadid sbarca a Mosca: ecco il Dominion Office Building
La celebre archistar irachena incanta la fredda Mosca completando nel 2015 il Dominion Office Building, complesso architettonico che sorge nella parte sud est della città, in un quartiere industriale riconvertito e trasformato in un distretto creativo e informatico. Concepita come una serie di lastre impilate tra loro verticalmente, e sfalsate a ogni livello con elementi di collegamento curvi, la struttura è caratterizzata da un grande atrio, che attraversa tutti i piani per portare la luce naturale al centro dell’edificio su cui si affacciano diversi balconi che favoriscono l’interazione tra i dipendenti delle diverse società ospitate al suo interno.

Tra le pagine di un libro, ovvero la Médiathèque St Paul a La Réunion
Sembra proprio di sbirciare tra le pagine di un libro: il primo impatto con la facciata della Mediateca St Paul dell’isola francese La Réunion lascia tutti a bocca aperta. Situato in quartiere considerato ai margini della città, l’edificio, realizzato dallo studio Peripheriques su sei piani, si caratterizza per le sue facciate costituite da una pila di linee ondulate, che richiamano le pagine di un libro. Un insieme di feritoie, che altro non sono che sistemi di protezione solare che vibrano attorno alla costruzione facendo filtrare all’interno una luce calda. In questo grande libro alcune pagine spalancano i loro “occhi” per mostrare gli elementi che compongono l’edificio: l’ingresso, il giardino e varie terrazze da cui si può ammirare l’Oceano Indiano.

L’ex convento Lorette restituito alla città di Mechelen
Tra passato e presente, vecchio e nuovo che dialogano: questa l’idea alla base del progetto dello studio dmvA Architecten per la ristrutturazione di un blocco di edifici della cittadina belga di Mechelen, comprendenti lo storico ex convento Lorette. Un nuovo complesso di palazzi residenziali, in mattoni e intonaco bianco, che si caratterizzano per il richiamo ai classici timpani tipici dell’architettura degli edifici circostanti, e per alcune terrazze coperte che creano un dialogo con la bidimensionalità delle facciate storiche di Drabstraat, mentre l’apertura di un varco al piano terra dell’ex convento consegna alla città un nuovo luogo fatto di vicoli, piazze e verde.

Tre cubi bianchi nel cuore di Shanghai
Si chiama 3Cubes Office Building il complesso edificato da gmp Architekten di Amburgo per il Business park Caohejing di Shanghai. Come dice il nome stesso, il complesso si compone di tre cubi bianchi di diverse altezze e dall’eleganza austera, le cui facciate si fondono con l’ambiente circostante, mentre l’insieme degli edifici contrasta con il contesto urbano in cui sono inseriti. Ogni facciata presenta una struttura diversa, con aperture più grandi alte due piani o più piccole a un piano solo e con elementi piegati a diverse angolazioni per creare un’immagine iridescente e ottimizzare la luce naturale.

Ripensare un edificio scolastico: l’esempio di Ora in Trentino
Si ispira a un albero, più precisamente a un ippocastano, il progetto di ristrutturazione della scuola elementare di Ora, in provincia di Bolzano, messo a punto da bergmeisterwolf architekten e Modus Architects. L’albero, reinterpretato nella tonalità del bianco, diventa parte dell’edificio; le foglie giganti di ippocastano realizzate in acciaio vengono fissate alla facciata mentre alcuni rami crescono fuori dal cubo creando un’immagine vivente, un effetto di movimento e dinamismo.

Palazzo Italia e non solo: i padiglioni bianchi di Expo
In questa carrellata di progetti non potevamo non menzionare Expo 2015, con i suoi padiglioni firmati dai più grandi architetti, tra soluzioni all’avanguardia e strutture ecosostenibili. Parlando di bianco è d’obbligo accennare a Palazzo Italia, progettato da Michele Molè che svetta sulla via del Cardo. Italia e non solo, fanno un uso massiccio del bianco anche Santa Sede, Repubblica di Corea e Bahrain, tra pannelli prefabbricati in calcestruzzo, rimandi a preziose ceramiche e parole impresse sulle pareti.

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