Il vecchio e il nuovo: come ristrutturare antichi edifici in strutture moderne

Michela Pesenti / 4 novembre 2016 / Stili e Novità

Come ristrutturare un edificio storico? Architetti e progettisti chiamati a intervenire su immobili di epoche passate si trovano spesso di fronte al dilemma su come procedere, se percorrere la via della conservazione dell’edificio originario o se invece preferire un intervento che trasformi completamente la costruzione dandole un aspetto tutto nuovo.

Ecco a voi una carrellata di interventi che hanno cambiato il volto degli edifici, creando anche mix di antico e moderno, barocco e minimal. E voi, cosa ne dite?

I cristalli di Libeskind per il Royal Ontario Museum di Toronto 

Il Royal Ontario Museum di Toronto, in Canada, (secondo molti uno degli edifici più brutti del mondo, come vi abbiamo raccontato in un precedente post che trovate qui) è stato oggetto tra il 2005 e il 2007 di un importate intervento di ristrutturazione firmato dall’archistar Daniel Libeskind. Lo storico edificio del 1912 è stato ampliato con una nuova struttura che richiama le geometrie dei cristalli: cinque elementi autoportanti dalla forma a prisma e con ampie vetrate, interconnessi tra loro e realizzati in acciaio e alluminio. Una ristrutturazione davvero importante che non passa di certo inosservata.

 

Il “Diamante nero” di Copenaghen

Dai cristalli di Toronto al “Diamante nero” della capitale della Danimarca: nel 1999 nella città della Sirenetta fu inaugurata una nuova area della Biblioteca Reale che si contraddistingue per la sua facciata nera su cui si riflette l’acqua del Canale Christianshavns. L’ampliamento della biblioteca porta la firma degli architetti danesi Schmidt, Hammer & Lassen: un imponente edificio rivestito di 2.500 mq di granito nero dello Zimbabwe, un tripudio di pietre da 75 kg l’una che lasciano spazio alle ampie vetrate che circondano la sala lettura.

 

Antico e nuovo si fondono nella scuola di musica di Louviers

Risale al 2012 l’intervento di ristrutturazione della Music School di Louviers, in Normandia: un edificio costruito nel 1646 che nel corso dei secoli ha ricoperto diverse funzioni, da monastero e luogo di preghiera a tribunale e poi prigione fino all’attuale scuola musicale. Il team di architetti di Opus 5 è intervenuto sull’antico chiostro che si affaccia sul fiume Epervier valorizzando la bellezza e la preziosità del sito senza contrastarne l’essenza originale, attraverso la combinazione di vetro e pietra cemento. L’ampliamento dell’edificio è stato realizzato direttamente sulle mura preesistenti, in una combinazione di elementi nuovi e antichi, con l’ala est del complesso che si presenta come una semplice scatola vetrata, con listelli cromati che riflettono l’ambiente circostante e sfumano verso il cielo.

 

Come ristrutturare un castello secondo Nieto Sobejano Arquitectos

Ad Halle, in Germania, l’antico castello di Moritzburg, esempio di architettura militare gotica della fine del XV secolo, prima dell’intervento di ristrutturazione dello studio spagnolo Nieto Sobejano Arquitectos appariva come un’antica rovina conservatasi nei secoli. Chiamato ad ampliare il museo ospitato all’interno dell’edificio, il team di architetti ha proposto la realizzazione di una nuova copertura, concepita come un’ampia piattaforma che si innalza e si rompe per far penetrare la luce naturale all’interno del museo. Al di sotto della copertura  si aprono le nuove aree espositive in un unico grande spazio in grado di fornire una vasta gamma di possibilità di allestimento.

 

Fondazione Prada: da ex distilleria a museo d’arte

Un’ex distilleria del 1910 trasformata in uno dei punti di riferimento dell’arte milanese: laddove un tempo si produceva il brandy ha trovato spazio la nuova sede della Fondazione Prada. Il progetto, firmato dallo studio di architettura olandese OMA guidato da Rem Koolhaas, ha coinvolto un’area di 19mila mq e combina sette edifici preesistenti (magazzini, laboratori e silos) e tre nuove costruzioni: Museum, spazio espositivo per mostre temporanee; Cinema, auditorium multimediale; Torre, ancora in via di costruzione, che diventerà uno spazio espositivo permanente di nove piani per la collezione e le attività della Fondazione. La caratteristica della nuova sede della Fondazione è quella di avere ambienti diversi tra loro che coabitano: vecchio e nuovo, orizzontale e verticale, ampio e stretto, bianco e nero, aperto e chiuso, «un repertorio molto complesso di ambienti e di materiali che vuole essere originale, composito e ricco quanto lo è la collezione artistica della Fondazione», come ha sottolineato Koolhaas.

 

CaixaForum di Madrid

Porta la firma degli architetti svizzeri Jacques Herzog e Pierre de Meuron il progetto della galleria d’arte moderna CaixaForum della capitale spagnola. La nuova sede ha preso forma da un intervento di ampliamento e trasformazione dell’antica centrale elettrica di Mediodia, uno dei pochi esempi di architettura industriale di fine XIX secolo conservato dalla città. Il risultato un edificio dal forte impatto visivo che  ha conservato la facciata originale della centrale elettrica, composta da due sezioni contigue a timpano realizzate in mattoni, mentre una delle pareti che si affaccia sulla piazzetta antistante il complesso è stata trasformata in un giardino verticale alto 24 metri. L’edificio sembra inoltre fluttuare: alla vecchia centrale è stato rimosso il basamento in pietra e il suo volume è stato interamente svuotato e privato delle coperture, dando così l’impressione che sia sospeso nel vuoto.

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