In Triennale una mostra dedicata a Castiglioni

Michela Pesenti / 12 ottobre 2018 / Stili e Novità

Una mostra per celebrare un icona del design italiano, uno dei più importanti maestri del Novecento, Achille Castiglioni. Fino al 20 gennaio 2019 la Triennale di Milano dedica al designer, in occasione dei cento anni della sua nascita, “A Castiglioni” un’esposizione che ripercorre tutta la sua carriera e le sue opere, dal design all’architettura, dagli allestimenti alle mostre.

 

Un viaggio trasversale nel mondo di Castiglioni curato dalla designer Patricia Urquiola, allieva del grande maestro, che ne ripercorre l’eredità non tanto attraverso un percorso cronologico o schematico ma raccontando la sua figura e presentandone il lavoro attraverso una mappa di micro e macro concetti, spesso sovrapposti, che hanno caratterizzato tutti i progetti del designer milanese. Questi sono raggruppati in venti cluster e posti in relazione uno con l’altro, raccontando l’approccio di Castiglioni al design e il suo metodo all’interno dei suoi diversi ambiti d’azione.

 

Una sfida che Patricia Urquiola ha saputo affrontare a testa alta per raccontare, a quanti ancora non lo conoscano, come «Castiglioni con puntuale intuizione e infinita libertà ha saputo connettere gesti e generazioni, materiali e funzioni mettendo in relazione la quotidianità della vita con il senso più profondo ed etico del fare», come ha dichiarato la stessa designer. A proposito della mostra monografica la Urquiola ha poi aggiunto: «Come un rizoma, per me, il “pensiero-Castiglioni” non comincia e non finisce, rimane nel mezzo, tra-le-cose, perennemente connesso. Così ho immaginato il racconto espositivo eliminando un procedere soltanto lineare o temporale. Quello che non sembra un percorso è il percorso. Inizialmente pensata nel suo scorrere orizzontale si espande come un moto circolare nato dal dialogo di ambienti espositivi sovrapposti collegati tra loro da una scala, una sorta di pausa mentale che definisce un vuoto ascendente. Il percorso riprende poi con occhi curiosi, già arricchiti dai cluster incontrati. È una geografia molto libera, dove muoversi tra diversi linguaggi, incontrando le identità uniche dei cluster ogni volta motivo di sorpresa e incantamento».

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