Christo, l’artista dei drappeggi

Michela Pesenti / 8 luglio 2016 / Stili e Novità

C’è chi, come lo storico dell’arte Germano Celant, pensa che «The Floating Piers è la prova che l’arte, oltre ad offrire un’interpretazione visiva e inusuale  del paesaggio e dell’ambiente, ha il potere di modificare concretamente la società (…) facendo partecipare il grande pubblico sia sul piano dell’esperienza estetica e fisica, sia  sul piano della partecipazione collettiva e comunitaria», e chi invece, come Vittorio Sgarbi o Philippe Daverio, ne ha criticato il valore sottolineando le questioni più politiche dell’arte, dai costi all’aspetto consumistico dell’iniziativa. Chi ancora come il critico d’arte Achille Bonito Oliva l’ha giudicata come «l’estensione della poetica di Christo, che prima ha impacchettato l’oggetto quotidiano e adesso è arrivato a estendere il suo intervento fino a permetterci il miracolo di camminare sull’acqua, esprimendo una sensibilità ecologica».

Perché di “impacchettamenti” si tratta parlando delle opere più spettacolari di Christo e di sua moglie Jeanne ‐ Claude (morta nel 2009). Attivi dalla seconda metà del Novecento, il loro lavoro mette in relazione il gesto estetico con quello quotidiano, nascondere e occultare con drappeggi l’oggetto (lattine, barili ma anche statue, motociclette, pavimenti e scale) così come il paesaggio, l’ambiente naturale e monumentale, è un gesto simbolico per porre l’attenzione sull’aspetto misterioso dell’oggetto stesso e sulla sorpresa quando questo viene svelato.

 

I due artisti, artefici della Land Art, intervengono sul paesaggio in modo temporaneo, e per farlo utilizzano drappeggi per “imballare” monumenti, o stendono lunghi teli di tessuto per collegare estremità di luoghi naturali. Il paesaggio si trasforma in qualcosa di diverso, l’acqua del lago d’Iseo diventa la superfice di una passerella pedonale flottante così come, nel 2013, l’ex gasometro di Oberhausen in Germania è diventato il contenitore della mongolfiera da 90 metri dell’installazione Big Air Package.

 

A volte il significato delle loro opere ha avuto anche una valenza politica come nel 1962 a Parigi con la loro prima opera monumentale Rideau de Fer, un muro di barili d’olio a bloccare rue Visconti, nei pressi della Senna, in segno di protesta al muro di Berlino.

Imprese artistiche che hanno stupito e destabilizzato, la provocazione risiede nel gesto di “incartare” pezzi di edifici storici di città ed edifici simbolo come il Reichstag, sede del parlamento tedesco, che nel 1995 imballarono con 100mila metri quadrati di tessuto (Wrapped Reichstag) richiamando più di cinque milioni di turisti. Dall’urbano al paesaggio, impacchettando non solo città ma anche montagne e tratti di costa: prima dell’opera sul Lago di Iseo i due avevano già ricoperto nel 1969 un tratto di costa australiana lungo circa due chilometri e mezzo con 95.600 metri quadrati di tessuto (Wrapped Coast) e nel 1972 l’opera Valley Curtain in Colorando ricoprì con un telo arancione di 400 metri parte di una valle delle Montagne Rocciose. Altra passerella famosa è Wrapped Walk Ways degli anni ‘70 nel Missouri, dove Christo e Jeanne-Claude realizzarono una passerella giallo-arancione con 12.500 metri quadrati di nylon sull’erba di un parco; ispirazione per Floating Piers anche dall’opera Surrounded Miami Islands quando circondarono 11 isole della baia di Biscayne, in Florida, con oltre 600mila metri quadrati di polipropilene fucsia.

 

L’Italia non è nuova alle opere di Christo e consorte che, già nel 1974 a Roma, realizzarono uno dei loro imballaggi su Porta Pinciana e nel 1970 a Milano avevano coperto il monumento a Vittorio Emanuele II in Piazza del Duomo. Pont Neuf a Parigi è una delle più famose installazioni di Christo e Jeanne-Claude che nel 1985 ottennero il permesso di imballare il più antico ponte della città con 40mila metri quadrati di telo di poliestere giallo ocra. Verhüllte Bäume è forse l’opera che più di tutte occulta simbolicamente la natura con 178 alberi del Berower Park di Basilea, in Svizzera imballati in 55mila metri quadrati di tessuto e 23 chilometri di corda.

 

Che sia piaciuta o meno l’opera The Floating Piers di Christo e Jeanne ‐ Claude è stata, dopo Expo, l’evento che, in termini di partecipazione collettiva, ha segnato ogni record in Italia e l’artista, Christo, di questo sembra piuttosto soddisfatto: «La gente viene da ogni parte per camminare verso il nulla» ha dichiarato durante i giorni di apertura. Ora che la passerella è in fase di smontaggio è tempo di bilanci e di numeri:

  • 16 i giorni di apertura, dal 18 giugno al 3 luglio 2016;
  • oltre 1 milione e 200mila visitatori, con una media di 72mila persone al giorno, da tutto il mondo;

L’opera unica, che non verrà replicata in nessun altro luogo del mondo, era composta da:

  • 3 pontili galleggianti sul Lago d’Iseo montati in un sistema modulare di 220,000 cubi e perni in polietilene ad alta densità;
  • sono stati 100mila i metri quadrati di tessuto giallo dalia in nylon e 80mila quelli di feltro utilizzati per coprire 3 chilometri di pontili e 2.5 chilometri di percorso pedonale a Sulzano e Peschiera Maraglio;
  • 200 gli ancoraggi o “corpi morti” in cemento armato, dal peso di 5.5 tonnellate ciascuno, prodotti esclusivamente per il progetto.

 

Dopo The Floating Piers, Christo tornerà a lavorare su due opere che aveva già avviato insieme a Jeanne ‐ Claude: The Mastaba, per gli Emirati Arabi Uniti: una piramide tronca di 410mila barili di petrolio di dieci colori diversi, alta 150 metri e Over the River, sull’Arkansas River, avviato nel 1992.

 

Christo per l’assemblaggio, l’installazione, la manutenzione, la sorveglianza e la rimozione dell’opera d’arte. L’artista, che non accetta sponsorizzazioni, ha finanziato interamente l’opera con 18 milioni di euro (le autorità locali e i comuni ospitanti della Regione Lombardia hanno contribuito per un totale di 1 milione e 500mila euro per coprire le spese dei servizi di pubblica utilità). Motore economico dietro alle opere di Christo e Jeanne-Claude è la C.V.J. Corporation: «Acronimo di Christo Vladimirov Javacheff, cioè il mio vero nome – racconta lo stesso artista – e non si tratta di un’istituzione non profit: paga i nostri conti e le tasse, vende i lavori preparatori, e ogni volta che smantelliamo un’installazione rivende anche i materiali impiegati per la sua realizzazione. (…) Oltre a tutto ciò, la C.V.J. riacquista anche le nostre opere sul mercato secondario e nelle aste, cosicché non vi è galleria, museo o fondazione che possegga più opere nostre di noi. Inoltre, quando operiamo all’estero, vengono fondate delle società sussidiarie in loco».

Una potente macchina artistica che modifica la fisionomia del paesaggio e gli spazi creando eventi di massa, esperienze che trasformano la percezione dell’utente rispetto a quell’ambiente naturale o metropolitano.

Camminare sulle acque è possibile ed è un’esperienza da fare dal vivo, nella realtà effimera. Christo rifiuta l’idea di arte virtuale e racconta: «I nostri lavori hanno fisicità: in essi il vento è vento, l’acqua è bagnata e le distanze sono misurate percorrendole davvero a piedi. Ti devi lasciare coinvolgere con tutti i sensi, per goderne. Niente a che fare con la realtà virtuale».

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