Diciassette opere di Le Corbusier proclamate patrimonio Unesco

Michela Pesenti / 22 luglio 2016 / Stili e Novità

Un nuovo linguaggio architettonico, capace di rompere con il passato. Un approccio innovativo che ha influenzato profondamente il XX secolo, cercando di rispondere alle esigenze della società moderna”: con questa motivazione le Nazioni Unite hanno iscritto diciassette opere di Le Corbusier nella lista dei beni patrimonio mondiale dell’umanità.

Le realizzazioni dell’architetto franco-svizzero selezionate dall’Unesco coprono ben 50 anni della carriera del grande maestro e sono dislocate in sette paesi: Argentina, Belgio, Francia, Germania, Giappone, India e Svizzera, a conferma della trasversalità e dell’internazionalità del suo lavoro. Charles-Edouard Jeanneret-Gris, per usare il vero nome dell’architetto, urbanista e designer, considerato uno dei più importanti innovatori del Novecento, ha progettato rivoluzionarie residenze private diventate un modello per l’architettura ed edifici pubblici in tutto il mondo, ha inventato soluzioni abitative moderne, pianificato città ispirate a visioni utopistiche, oltre ad aver creato complementi di arredo entrati a far parte della storia del design.

Tra le opere selezionate dalle Nazione Unite in Svizzera, paese natale del grande maestro, vi sono la Villa Le Lac in riva al lago Lemano, a Corseaux, completata nel 1924, e l’Immeuble Clarté a Ginevra, costruito nel 1932 e realizzato interamente in vetro e in acciaio per lasciar entrare il sole.

 

In Francia, paese adottivo di Le Corbusier, si trovano invece la Maisons La Roche-Jeanneret del 1923; il quartiere operaio Cité Frugès a Pessac, del 1924; la Villa Savoye del 1928 a Poissy, esempio di cubismo architettonico, e l’edificio parigino Immeuble locatif Porte Molitor Appartement LC, del 1931, dove Le Corbusier trascorse gli ultimi anni della sua vita. E poi ancora la Manufacture à Saint-Dié-des-Vosges, fabbrica realizzata dall’architetto nel 1946 a Usine Duval; l’Unité d’Habitation di Marsiglia, meglio conosciuta come Cité Radieuse, costruita tra il 1947 e il 1952 secondo i canoni del brutalismo così come la cappella di Notre-Dame du Haut del 1955, a Ronchamp, nell’est della Francia; Le Cabanon, il rifugio estivo del maestro a Roquebrune-Cap-Martin del 1951; il convento Sainte-Marie de la Tourette a Eveux del 1953 e il quartiere di Firminy nella zona della Loira, progetto a cui Le Corbusier iniziò a lavorare nel 1954.

 

Spostandoci in Belgio, ad Anversa, ecco invece la Maison Guiette del 1926, mentre in Germania, a Stoccarda nel 1927 Le Corbusier costruì la Maison de la Weissenhof-Siedlung. Fuori dall’Europa invece la Casa Curuchet a La Plata in Argentina, del 1949; il Complexe di Capitole a Chandigarh in India, del 1952 e il National Museum of Western Art di Tokyo del 1954.

 

Diciasette opere dal fascino intramontabile, che d’ora in poi saranno considerate patrimonio dell’umanità da conservare e preservare per le generazioni future come manifesto di Le Corbusier, grande innovatore dell’architettura.

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