L’architettura sussurrante di Alessandro Mendini

Michela Pesenti / 21 giugno 2019 / Stili e Novità

Può l’architettura diventare musica? La risposta è racchiusa in Architettura sussurrante, disco inciso nel 1983 da Alessandro Mendini in collaborazione con i Matia Bazar e che da poco è stato riproposto in tiratura limitata dalle Industrie Discografiche Lacerba. Un esperimento musicale curioso, che testimonia l’anima poliedrica del designer scomparso quest’anno che nel corso della sua lunga carriera ha realizzato progetti di vario tipo dai mobili ai libri, dalle installazioni alle architetture.

 

Nato sulla scia della metodica multidisciplinare di Alchimia, il movimento del design italiano di cui Mendini è stato co-fondatore, Architettura sussurrante è una chicca non solo per gli amanti della musica ma anche del design dal momento che racchiude il pensiero del maestro. «Quando chiudiamo gli occhi e cerchiamo di percepire l’architettura in maniera più totale, più antropologica che geometrica, ecco l’odore, il tatto, il calore, il buio dell’architettura. (…) Se poi avviciniamo l’orecchio alle mura di una stanza, esse ci parlano, ci dicono il loro messaggio, la loro architettura sussurrante, la nenia accumulata dalle generazioni che fra quelle mura hanno avuto vita e morte, gioia e dolore» diceva Mendini.

 

In Architettura Sussurrante suoni sperimentali, rumori, dizioni e sensazioni si intrecciano a pieno ritmo già dalla prima traccia, Casa Mia, dove le note della band accompagnano alcuni passaggi di un editoriale scritto da Mendini sulla rivista Modo nel 1979: «La casa ha il pavimento vischioso come il miele, i piedi ci si attaccano e non si riesce più a uscirne / La casa è uno zaino così enorme e gonfio sopra alle nostre spalle, che ogni movimento diventa impossibile / La casa è il rifugio ipocrita per quelli che temono le intemperie della vita».

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