Il cemento sostenibile di Saferock e Snøhetta

Michela Pesenti / 4 Giugno 2021 / Stili e Novità

Ripensare le modalità di progettazione e lo sviluppo dell’edilizia in chiave sostenibile è la strada che il settore delle costruzioni deve percorrere per ridurre il proprio impatto sull’ambiente. Secondo i dati diffusi a inizio 2020 dalla Commissione Europea, infatti, l’edilizia è responsabile del 42% del consumo energetico finale di tutta l’Unione Europea e del 35% delle emissioni totali di gas serra. Tra gli elementi che contribuiscono a questa situazione vi è il cemento, che secondo il centro studi britannico Chatham House, causa circa l’8% delle emissioni mondiali di anidride carbonica. Proprio per ridurre l’impatto negativo del calcestruzzo, lo studio di architettura Snøhetta ha collaborato con la startup norvegese Saferock per realizzare un cemento più sostenibile.

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Da questa partnership è nato Geopolymer Concrete, il cemento polimerico che si propone come valida alternativo al ben più diffuso cemento Portland diminuendo le emissioni di CO2 e riducendo sia gli effetti negativi dei trasporti sia i tempi di lavorazione. Più resistente termicamente e chimicamente e meno permeabile, il calcestruzzo polimerico è stato generato da un tipo di polimeri inorganici composti da minerali, tipicamente derivanti da flussi di rifiuti delle industrie minerarie e delle centrali elettriche. Una produzione che determina un consumo di CO2 inferiore di almeno il 70% rispetto alla produzione del cemento di Portland tradizionale (secondo i valori di riferimento della Norwegian Concrete Association).

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Il contributo del famoso studio Snøhetta per questo progetto si è concentrato nel dare una nuova identità al marchio, per comunicare in modo efficace con il mercato attraverso un sistema di design audace e di immagini forti, capaci di suscitare curiosità. Tutto questo per raggiungere un importante obiettivo: produrre entro il 2025 un cemento  a zero emissioni di anidride carbonica.

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