Edit Napoli 2020, i progetti vincitori

Michela Pesenti / 13 novembre 2020 / Stili e Novità

Dal fisico al virtuale: l’appuntamento con Edit Napoli 2020, la fiera dedicata al design editoriale e d’autore (di cui vi abbiamo parlato in questo post) dopo il weekend andato in scena a metà ottobre, prosegue online per permettere a tutti coloro che non hanno potuto partecipare di persona, di scoprire le novità proposte dalla manifestazione curata da Domitilla Dardi ed Emilia Petruccelli.

Un tour immersivo a 360 gradi che proseguirà fino all’avvio della nuova edizione 2021 in cui sarà possibile conoscere e approfondire i migliori progetti inediti premiati dalla commissione di esperti composta da Debbie Millman (Design Matters), Luca Nichetto (Nichetto Studio) e Alessandro Valenti (ELLE Decor Italia) a cui sarà riservato uno spazio per l’edizione 2021.

I prodotti vincitori sono Alfabeto, una collezione di rivestimenti in cotto manuale e pietra lavica di Margherita Rui per 950 ninefifty e Comfort/Uncomfort di Finemateria, una sedia dalle forme semplici in cui alluminio e poliuretano espanso dialogano in un contrasto simbiotico. Tra i progetti menzionati vi sono poi la sedia Domm di Davide Frattini Frilli e gli arazzi macramé di Milla Novo, mentre per i talenti emergenti della sezione Seminario sono stati selezionati il tavolino Isole di Atelier Ferraro e il calendario Time, Framed di Marta Abbott + Naessi.

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«In tutti i miei lavori propongo il mio personale concetto di estetica dell’imperfezione e del colore» racconta Margherita Rui che a Edit Napoli ha portato la sua visione a tuttotondo della materia progettuale, del colore e del tratto che da linea si fa volume e oggetto. Esplorando percorsi nuovi, il lavoro di quest’artista porta gli oggetti verso verità tattili inedite, imperfette e quindi uniche.

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Dal contrasto materico tra la freddezza dell’alluminio e la malleabilità del poliuretano espanso nasce Comfort/Uncomfort la sedia ideata da Stefano Bassan e Gianluca Sigismondi per Finemateria, marchio autoprodotto che nasce dal «risultato di un processo materico-sperimentale alla ricerca di sensorialità per colpire emozioni». Una sedia, come la definiscono gli autori «esteticamente simbiotica che a primo impatto visivo vuole essere rigorosa e cruda. Una parte penetra nell’altra quasi dolorosamente. Scoprendo meglio l’oggetto si viene piacevolmente colpiti dal contrasto d’uso: l’interazione fisica è diversa, sensuale.  La crudeltà sparisce e si trova conforto: accoglie la persona, i suoi stati d’animo e le sua creatività. È una sorpresa, vuole colpire nel profondo e lasciare un ricordo di sè».

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