La casa di domani secondo Fuksas

Michela Pesenti / 1 maggio 2020 / Stili e Novità

Un nuovo habitat a misura di pandemia, un nuovo modello di casa basato su linee guida in grado di garantire maggiore sicurezza: in una lettere indirizzata al presidente Mattarella, Massimiliano e Doriana Fuksas insieme allo studio Archea di Firenze illustrano la loro proposta per ripensare gli ambienti della nostra quotidianità e le abitazioni in funzione di una vita molto più integrata dalla tecnologia e forse meno mobile di quanto lo è stata fino a poco tempo fa.

Quattro i punti di riflessione elaborati dagli architetti in accordo con alcuni professori universitari e medici perché salute, economia e habitat sono elementi interconnessi e parti integranti della nostra vita quotidiana. «In questi decenni abbiamo spogliato le nostre case dei servizi, le abbiamo ridotte all’osso, vissute come alberghi proiettando fuori tutte le nostre attività. Ora questo andrà ripensato. Le nostre case dovranno essere più sicure, ma anche più accoglienti», sottolinea l’architetto Laura Andreini di Archea. La casa di domani sarà un ambiente piacevole e connesso ma allo stesso tempo deve essere un luogo salubre e adatto a ospitarci qualora ci ammalassimo e si ripresentasse un nuovo virus come il Covid 19 per evitare di sovraffollare in un primo momento gli ospedali.

 

I QUATTRO PILASTRI 

Il primo suggerimento di Fuksas e degli altri firmatari della lettera è quello di dotare tutte le abitazioni di un “kit salute” con pochi ma indispensabili strumenti per il pronto soccorso, dal termometro al saturimetro, a un attacco per erogatore di ossigeno, una telecamera, uno smartphone o un computer che permetta a un ipotetico paziente di collegarsi con una struttura sanitaria territoriale, onde evitare di recarsi in massa al Pronto Soccorso. In secondo luogo è necessario, secondo i firmatari della lettera, ripristinare una sanità diffusa su tutto il territorio, così come accade in Germania, creando una rete della salute che sia veramente efficace e funzionale che sia in grado di fornire «consigli guida per tutti coloro che hanno bisogno rapidamente di aiuto e di assistenza. Accorgimenti, tutti, utili non solo in casi estremi, ma anche in situazioni di difficile mobilità per persone non più giovani, per malati cronici, per pazienti in convalescenza post-operatoria». Il terzo pilastro su cui si basa il nuovo modello di habitat prospettato da Fuksas è la necessità di modificare gli spazi domestici che dovranno diventare più flessibili, sul modello del cohousing «con spazi comuni nei palazzi, dove possibile anche un intero piano da poter attrezzare per lo smart working e lo smart learning e se necessario riconvertire per l’isolamento e l’assistenza dei malati». In ultimo il ripensamento del trattamento dell’aria condizionata, dal momento che i condizionatori possono essere vettori di diffusione di virus: i nuovi edifici dovranno perciò purificare l’aria con sistemi sostenibili semplici ed efficaci, come lampade Uv, in grado di sanificare in breve tempo qualunque tipo di ambiente.

 

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