La città del futuro secondo UNStudio

Michela Pesenti / 18 gennaio 2019 / Stili e Novità

Come coniugare urbanizzazione e sostenibilità per creare città e quartieri che siano tecnologicamente all’avanguardia ma allo stesso tempo a misura d’uomo? Prova a rispondere a questa domanda il progetto della “città-socio-tecnica” dello studio di architettura olandese UNStudio per l’area CID (Central Innovation District) dell’Aia. Il distretto, sviluppato su una superficie di un kmq nel centro della città dei Paesi Bassi, è un importante snodo infrastrutturale nel cuore dell’Aia che collega la stazione ferroviaria centrale ad altre due stazioni.

 

Nella nuova visione urbana di UNStudio l’area diventerà un quartiere verde su due livelli che inglobano le infrastrutture ferroviarie esistenti e dove troveranno posto abitazioni, uffici e spazi pubblici con parchi e snodi per la mobilità urbana. Il progetto punta a creare una zona energeticamente autosufficiente in cui sia garantito, nonostante l’alta densità di popolazione che la caratterizzerà in futuro, un elevato livello di qualità della vita di coloro che vi abiteranno e per fare ciò, gli architetti dello studio hanno individuato una serie di “ambiti” tecnici a cui corrispondono le principali criticità di oggi: energia, circolarità, mobilità, adattamento climatico/gestione delle risorse idriche e produzione alimentare.

 

Tutti questi “ambiti” sono immaginati come dei portali, ovvero interventi architettonici che offrono soluzioni pratiche alle diverse problematiche e allo stesso tempo ne diventano i simboli fisici: una centrale geotermica come icona per l’impianto di energia che si troverà al centro della nuova città in cui troverà posto anche un ponte che collega i diversi quartieri, un giardino d’inverno e uno spazio di co-working per le start-up. Altri elementi che caratterizzeranno il progetto saranno la stazione che darà l’opportunità di sviluppare nuove forme di mobilità sostenibile come l’Hyperloop e il “Bioplus”, un sistema circolare che fornisce cibo e acqua con un impianto di trattamento delle acque reflue.

 

Così progettata, la “città-socio-tecnica” colma il divario tra infrastrutture e tecnologia da un lato, e qualità della vita e benessere sociale dall’altro, il tutto basandosi su un modello di “portali” in cui l’interazione è un requisito fondamentale per l’innovazione, collegando quartieri e persone.

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