Il rapporto tra luce naturale e architettura

Francesca Negri / 27 marzo 2019 / Stili e Novità

Quattro giorni di incontri, con altrettanti nomi importante dell’architettura, per affrontare il tema del rapporto tra luce naturale e progettazione: all’interno del calendario di Made Expo, Velux, marchio partner di BigMat, e Archilovers hanno portato l’esperienza di Leonardo Cavalli, Jury Anton Pobitzer, Patrik Pedò e Stefania Manna, chiamati a confrontarsi su La luce naturale nel progetto di architettura. 

 

«La luce, come tutti gli elementi naturali, esiste indipendentemente dal costruito e interagisce con l’opera umana a prescindere dalla nostra volontà. A noi è offerta l’opportunità di considerarla come una delle chiavi di lettura dello spazio e un amplificatore delle nostre emozioni. Abbiamo cercato di utilizzare la luce naturale come strumento fondamentale di trasformazione di grandi contenitori funzionali in luoghi che possano acquisire un senso più ampio per le persone che li frequentano. Che ci permetta, quindi, di superare la relazione deterministica fra spazio e azione e ci aiuti, invece, a facilitare l’interazione fra le persone e la loro capacità di usare lo spazio in modo inaspettato», ha dichiarato l’architetto managing partner dello studio One Works.

 

«In un territorio come il nostro – affermano Jury Anton Pobitzer e Patrik Pedò dello studio monovolume architecture + design – la quantità e la qualità della luce naturale sono fortemente influenzate dalla presenza incombente delle montagne. Queste  rappresentano un elemento macroscopico con cui ogni  progetto deve confrontarsi, in maniera differente da progetti caratterizzati da un contesto più aperto. In ogni progetto la luce è parte integrante del processo creativo della facciata stessa, attraverso elementi costruttivi che rendono la luce protagonista all’interno dell’edificio, creando giochi di forme e colori e, allo stesso tempo, instaurano un dialogo con il paesaggio circostante che non si esaurisce durante il giorno. Durante la  notte, questi stessi elementi “invertono” il processo, rendendo l’edificio un oggetto “mediatico”, tramite giochi di luce artificiale».

 

Vincenzo Latina, professore associato di progettazione architettonica all’Università di Catania ha dichiarato invece che «La luce naturale, il mondo sotterraneo, l’immediato soprassuolo, l’architettura di scavo, l’archeologia, sono state, negli anni, un costante riferimento disciplinare, hanno alimentato l’immaginario e generato salienti e ricorrenti relazioni di alcuni inesauribili valori spaziali dell’architettura. Sono simili a scialuppe di salvataggio, un importante ausilio per non farsi travolgere dal furore estetizzante di alcune mode contemporanee. Inoltre, la luce, l’ombra e la sua modulazione giocano un fondamentale ruolo nella composizione. L’esercizio dell’ombra aggiunge il mistero e la ricchezza dell’architettura».

 

Stefania Manna, fondatrice dello studio LGSMA sottolinea come «la luce naturale innesca una reazione sensoriale nella percezione dell’architettura, sia essa un oggetto del paesaggio antropizzato o lo spazio interno attorno al quale l’edificio prende forma. La luce naturale rende naturale l’artificiale animando la materia fisica attraverso la variazione continua propria del ciclo della vita. La luce naturale è una forza metafisica che agisce in opposizione alla gravità, allontanando il costruito dal peso della massa dei limiti che lo definiscono. La qualità dello spazio generato dall’architettura contiene in sé l’idea di relazione creativa con la luce e con l’ombra. Il processo di costruzione di questa relazione è una “architettura degli eventi” che il progetto, nonostante i progressi della tecnologia, non è in grado di prevedere nei termini di una disciplina compiuta, ma solo affrontare nel suo aspetto di realtà fenomenica. L’unicità dell’esperienza che ne deriva è il risultato della ricchezza delle interazioni tra pensiero e spazio abitato».

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